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questo è un work in progress

|UN GIORNO SEDUTO DI FRONTE ALL’ACQUA|

|il Lago|

Un giorno seduto di fronte all’acqua.

Non inizia in nessun momento la scelta della pausa. Inizia e basta.

Così rimase l’eternità di un sole pigro sulla riva di un lago. Circondato da conifere stanche del sottobosco e spinte come scale immaginarie verso il cosmo. Politicamente corrette  e silenziose. La terra è marrone chiaro, mista a polvere senza pepite.

Al centro dell’acqua una zattera, forse marcia, di certo scura e abbandonata. Ma in quella valle non c’era niente da perdere, né qualcosa che si potesse dimenticare.

Non so dove, forse  le nuvole in cielo , sicuramente, dovevano essere esplosi airbag a sufficienza , per attutire l’arresto di quello spazio nel Mondo.

Fissato su un tramonto troppo pigro per arrivare.  Dimenticandosi il Caronte dei secondi senza lancette.

Ad accudire la zona in riserva, ci pensava il vento, ogni tanto, e così arrivava la sera anche senza la notte.

La brezza però non poteva certo defibrillare i salmoni. Sassi rosa caricati a elio. Volavano si, ma solo in verticale. Trascendevano a volte. Cosmo magnetico.

Poi pesanti, tanti tonfi e l’acqua stanca che iniziava a sbruffare. Era un movimento, ma fermo anche lui.

Inutile elevazione di carne, imprigionata nel limbo di un cervello sensibile.

II

Senza sapere che aspettare l’uomo silenzioso iniziò a dare le spalle al lago. Davanti a lui tutto bosco e nessuna convinzione. Allacciò stretti tutti i forse nei suoi lacci. Al caldo il volto, sotto un arancione berretto di lana. Gli alberi hanno foglie dolci che ti accolgono nel calpestare. La luce era decisamente più gialla e verde. Sembrava che da molto non si passava più qua.

Non c’era in ombra nessun villaggio. Nella sua testa non c’era nemmeno il marzapane.

Continuare quel moto errante apparse al secondo tentativo, già decisamente improbabile. Senza il Senso non c’è Sentiero.

III

Tornato al Lago trovò sul ciglio una casetta di legno chiaro. Furono diverse le angolazioni prese, nel pensare al perché, del ritrovamento di questo fungo a chiodi. Da quell’osservazione si rese anche conto.  di non poterci mai entrare. Era un giocattolo. Di nuovo la riva iniziava ad avere un sapore. Forse era solo l’odore di fumo, dal fuoco in fiamme.

Provò a mettere i piedi nell’acqua, ma era freddo e scelse subito di riscaldarsi  al fuoco.

Nell’acqua all’improvviso appare una boa.

III

Era una boa ma si posò sul paesaggio come un miraggio.

L’ uomo al primo impatto scelse di non credere a quella compagnia. La curiosità però si era già messa in volo così che apparsero chiare le  origini di quel satellite nel cosmo. La boa era attaccata al fondo. Non si vede bene nell’acqua torbida. Il lago non lasciò trapelare nessun indizio di una connessione tra la boa e la zattera. Al centro del mondo dove finiva la corda, un mazzo di cozze attaccate con tensione.

IV

La boa non fece niente e di certo neanche l’uomo. Ma questo è comunque un nuovo capitolo.

VI

D’improvviso tutto è notte. Il lago, la riva, le conifere e le montagne. Anche l’uomo è al buio, solo la spiaggia è di un colore chiaro. Sarà la terra argilla, con quel continuo sospirare calore.

La ricerca si fece in cielo.  Di un qualcosa Bianco a cui aggrappare gli occhi.  Nettamente un lampo partorì una Fenice, una qualunque, solo più colorata. Fluorescente senza bagliore, senza abbaiare. La sua coda a balze pulì con spray molte macchie. I pois nella spugna, strascico di piume bagnate dalla madida notte. Non c’è niente che sa di fumo è solo il mondo che si trasforma in filigrana.

Volando diagonalmente, in cima Fenice  muta, in arcobaleno. Colpisce in balzo tutto il cromo che l’uomo ha nel sangue. Tempere, pastelli e cera. Il lago è un pinzimonio di colori a olio. Il tutto converge nel  fumo che sale dal calderone.

C’è un calderone in ebollizione dall’altra parte del lago. In linea d’aria aldilà della boa e della zattera.

C’era vita e una meta.

A mantecare i bollori nel rame, uno stregone ossuto con tanti riccioli lungo le spalle. Era un saggio attento e i suoi occhi non si riuscivano a guardare. Sempre solo zona in ombra.

Non c’era niente di tropicale né inclinazioni contestuali da festa radical chic. Le visioni si strinsero addosso con senso rigoroso. Ogni elemento del paesaggio assumeva un suo gusto nel brodo.

—————————————————-to be or not to be———————————————————————————————————————————————————————————–continued————————————-

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