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Vania vanità

vezzo illuso

d’immagine latente

nelle spire

verde vacuo

è riflesso la dissolvenza dell’acqua.

appare e scompare

“pare na zingara”

attorno le ruote

i misfatti nel tempio del tempo

attendono commensali

capotavola capovolta l’ira

più volte riflessa nei santo graal colmi di rosso

vino bandito

nelle relazioni

sociale è il vocabolo

prescelto

per questo vestito di saglia cucito addosso come si faceva d’estate. Nei ricordi dei solchi, campi trebbiati. Infusi a festa nelle balle più gialle. L’oro in fronte nel sorriso vittorioso dopo fughe dai calabroni. Ricircola.

Ogni dove trova posto nel suo cassetto. I pomelli rotondi di porcellana dipinta afferrati con due dita come fosse il culo di un bicchiere di cristallo. Non necessario l’intervento di forza nell’estrazione dello schema dal riassunto. Presi con le pinze presi per i capelli presi per peli presi da soli.

Il mio cane mi muore tra le mani.

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